09/02/2018
La gestione dei crediti in sofferenza ieri e oggi

Fino al 2008 fare banca era più semplice, si veniva da un periodo di benessere generale, un’alta propensione al risparmio, favorita dalle buone remunerazioni dei vari prodotti bancari. Da dopo la crisi dei subprime e con il verificarsi della crisi economica, si è delineata una sfiducia da parte dei risparmiatori verso le banche e ammontare di crediti in sofferenza nei bilanci delle banche sempre più consistenti.

Solo 1 impresa su 3 (36,3%) salda i propri debiti entro la scadenza prefissata. Il 37,4% delle micro strutture paga puntualmente, ma nel 17,4% dei casi di ritardo si superano i 30 giorni prima di saldare le fatture (+200% rispetto al 2010) valori da non sottovalutare[1].

Eccessiva presenza di NPL (sofferenze) e UTP (inadempienze probabili) nelle casse delle banche ha portato il legislatore a introdurre normative più rigide per la loro gestione e in particolare BCE ha emanato delle linee guida sul tema.

L’introduzione di questo nuovo approccio sugli insoluti ha creato all’interno delle banche nuove figure professionali, specializzate in NPL.

[1] Secondo l’undicesima edizione dello Studio Pagamenti di Cribis D&B condotto a marzo 2015.

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